
Il XVI Palio dei Quartieri nel rinato centro storico di Nocera Umbra (PG)
Imperdibile riscoperta di tradizioni e sapori
Dal 4 al 10 agosto a Nocera Umbra, la città delle acque, diventa vero e proprio teatro vivente in occasione del “Palio dei Quartieri”. Tutte le sere il centro storico si trasforma con ambientazioni e rievocazioni storiche nelle antiche botteghe di arti e mestieri, cortei e sfilate in abiti d’epoca, mostre d’arte e di fotografia. Alle figurazioni teatrali che rivivono lungo le vie e le piazze del centro si aggiunge la rinascita di sapori antichi e dimenticati nelle taverne, fino agli attesi giochi sportivi della domenica: la gara equestre del Roccio e la staffetta e la portantina del gioco della Dama infedele.
Protagonisti due quartieri e due epoche: Borgo San Martino, che ambienta la sua storia nel periodo compreso tra il 1350 e il 1450, e Porta Santa Croce che invece trae spunto dall’epoca compresa tra il 1850 e il 1950.
Durante il giorno è possibile scegliere diversi percorsi artistici e archeologici (chiese e chiesette, ponti romani, resti di stationes lungo l’antico tracciato della Via Flaminia, rocche, castelli e torri di avvistamento) e percorsi naturalistici esaltati dal verde e dalle sorgenti d’acqua. A tre chilometri dal centro storico, il Monte Alago offre infatti un ambiente incontaminato ricco di boschi, prati e percorsi ideali per passeggiate a piedi, a cavallo, in mountain bike, con la complicità di un clima piacevole e ventilato. Se nei ristoranti della zona è possibile degustare cibi genuini e specialità della tradizione gastronomica locale, durante la settimana del Palio numerosi e interessanti sono i luoghi dove trovare piatti storici dai sapori medievali e di fine ‘800, oggetto anche di una disfida culinaria.
In via San Paolo nella Taverna di Borgo San Martino tutte le sere è possibile mangiare piatti della tradizione nocerina, sapori che la vita moderna non ci offre né il tempo né lo spazio per assaporare: gnocchi con i tradizionali sughi di oca e castrato o tartufati, bigoli piccanti, grigliate di carne di maiale cotte sulla fiamma viva, la trippa, gli spiedoni di carne, ed ancora il “biscio”, i fiori di zucca fritti, le bruschette con il buon pane casereccio. Solo questo basterebbe per invogliare qualunque visitatore a fare una sosta alla taverna di San Martino, ma le novità legate alla taverna non sono finite. Infatti da quest’anno chi non vorrà sedersi a tavola per tempi lunghi, potrà usufruire di un punto di ristoro adiacente alla taverna dove poter gustare cresce e panini o la fragrante e calda “ciacetta” in versione dolce o salata. Il vino servito, come sempre, sarà freschissimo e di ottima qualità. La taverna poi, ogni sera, prima di chiudere i battenti farà una sorpresa finale a tutti gli avventori presenti.
Nel Centro storico, inoltre, Borgo S. Martino offre la Cucina d’epoca (Corso Vittorio Emanuele): è il vero fiore all’occhiello del Quartiere, che da qualche anno offre ai numerosi visitatori, oltre che alla giuria della gara gastronomica, la possibilità di assaggiare particolari pietanze cucinate secondo gli antichi ricettari medievali (menu fisso, su prenotazione) in una perfetta ricostruzione degli ambienti scenografici. In Via Fossatello la Taverna dei Lupi è il punto di ritrovo dedicato ai giovani e non solo! Una locanda gestita dai ragazzi del quartiere, dove sarà possibile bere un buon bicchiere di vino accompagnato da arrosticini e tanta tanta allegria!
In via le Mura l’Osteria di Porta Santa Croce, fedele alla tradizione locale, ripropone i cosiddetti “piatti della memoria” preparati in occasione delle specifiche ricorrenze secondo il calendario delle feste e del vivere quotidiano. Come una volta, la pasta dei primi piatti (tagliatelle, tagliolini, gnocchi, polenta) è rigorosamente fatta a mano e spianata con il rasagnolo; gran parte dei sughi e dei secondi piatti sono preparati con le carni degli animali da cortile (oche, anatre, conigli, piccioni da cortile, frattaglie) o con funghi, asparagi o gamberi di fiume. I grassi utilizzati per cuocere ed insaporire le pietanze sono di origine vegetale (olio di oliva) oppure derivati del maiale (battuto e strutto).
L’antipasto ottocentesco, che è uno dei piatti più caratteristici di Porta Santa Croce, comprende fiori di zucca fritti nello strutto, biscio, pecorino, salumi, bruschette, insalata di farro e frittata con tartufi. Immancabili nel menu anche le zuppe di ceci, fagioli e fave, dense e insaporite con formaggio pecorino e olio di oliva extra vergine, da consumare con pane bruscato. Come accompagnamento dei secondi piatti tante verdure che si coltivavano negli orti e nelle canapine: insalate, pomodori, zucchine, patate. E inoltre la cicoria che nel secolo scorso, quando molta parte della popolazione doveva fare i conti con la fame, si raccoglieva nella campagna e che si accompagna bene anche con la tradizionale crescia, insieme alla braciola o alla salsiccia. Erbe aromatiche come la mentuccia, la salvia, il finocchio, il rosmarino insaporiscono le lumache, il biscio, il coniglio, e tutte le carni in genere. I dolci del periodo storico che rappresentiamo sono semplici, legati alle stagioni e alle festività, per lo più secchi, da gustare con del buon vino rosso e dolce, con il “vin santo” o con il liquore della casa. Tra le ricette più antiche troviamo anche le ciacette, fatte con ingredienti semplici e naturali come farina, lievito, sale, acqua, olio e zucchero.
Inoltre, nel Centro storico, in corso Vittorio Emanuele, merita una visita l’Osteria del Brigante, un’osteria gestita dai ragazzi del quartiere che, con freschezza e accuratezza, sapranno ricreare l’atmosfera tipica dell’800, offrendo del buon vino e stuzzichini a base di salumi tipici e pecorino, aringhe e baccalà. Allegria e qualche incursione musicale vivacizzeranno le serate.
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