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L'arte di essere Sommeliers Professionisti

per sottolineare il territorio e la qualità dei vini

Sommelier professionista da diversi anni, scrivo di vino e territorio e sono fermamente convinto di quanto sia importante parlare della cultura del vino nel corso delle mie lezioni, durante una degustazione meglio ancora durante una visita in cantina o addirittura in mezzo ai filari di una vigna.
Mi piace essere a disposizione dei nuovi cultori dell'arte vinicola, persone che divideranno con me sensazioni vinose, e che si lasceranno guidare nelle descrizioni di un territorio, e allora cominci a raccontare di quel vitigno, della conformazione del terreno, del grappolo e di quell’uva che fra qualche tempo diventerà vino. Rosso, Bianco, o Rosè, giovane o con qualche anno di affinamento, e meglio ancora quando ad ascoltare sono Francesi o Inglesi,Polacchi o Belgi.
E il ricordo ancora non sbiadito di quando presentai alla Principessa Beatrice d’Olanda ed hai suoi ospiti, una delle Aziende più importanti per la vitivinicoltura Italiana. Eravamo in Campania, con la ghiotta occasione di poter parlare del “terroir” dell’Aglianico che diventa Taurasi , una delle DOCG tra le più importanti, come i vini dell’Azienda Terredora, improntata da sempre sulla qualità dei suoi prodotti.
E se andiamo agli antipodi, in Valle d’Aosta, dobbiamo per forza parlare di “ Viticulteurs Encaveur Vallée d’Aoste”. Un’associazione di produttori, nata intorno al 1980 per tutelare e valorizzare i prodotti vitivinicoli ed il territorio, convinti che ci sarebbero stati i presupposti per il miglioramento di tutti i prodotti valdostani. Con le 7 DOC di Valle d’Aosta, le cantine come Grosjean, Maison Ansernet, e quelle di altri associati, hanno raggiunto l’obbiettivo di migliorare la qualità dei loro vini. E parlando con Ugo Peaquin sommelier di Verres, mi sono reso conto di quanto sia importante lo sforzo che fanno tutti, produttori e specialisti del settore, per sottolineare questa qualità.
Se poi mi sposto in provincia di Novara, posso annoverare i vini di Sergio e Silvia Barbaglia, a Cavalliria, nella Doc Colline Noveresi, vini semplici ma con in più una percentuale di umanità nel “fare” il vino che ancora stupisce, poi Silvia che ci incanta con la descrizione della sua terra e di quello che non vuole perdere di quei vitigni, terra di vino, di passione e di fatica. Come la Cantina Mirù, di Eugenio Arlunno che cura la vigna e Marco, l’enologo, la trovate a Ghemme, in provincia di Novara, una delle più piccole Denominazioni di Origine Controllata e Garantita del Piemonte, particolare espressione delle uve di Nebbiolo, che qui è Spanna.
Come nel basso Garda, nelle colline della DOC interregionale Lugana, e San Martino della Battaglia, quando scopriamo che Luca Formentini ha portato alla ribalta un vitigno che stava perdendo, ma con tanto lavoro e passione, ha restituito vita, fa parte della DOC San Martino della Battaglia, ma è un Tocai. Un decreto ministeriale ha, come noto, vietato l’utilizzo del termine Tocai per produzioni vinicole italiane, visto che l’Unione Europea ha riconosciuto l’esclusiva di questa denominazione alla sola Ungheria. “ Ma il San Martino ha origine dalla vinificazione di un vitigno al quale, dopo centinaia di anni di storia, è stata negata la possibilità di avere un nome” ci racconta Luca, e anche noi come lui, non sappiamo come identificarlo, per ora lo chiameremo semplicemente “Campo Del Soglio”. Ricordandoci che già da anni questo raro vino bianco ci regala sensazioni delicate, merito di alta qualità in vigna e in cantina.
E poi ancora, scoprire in provincia di Bergamo, esattamente a Torre De Roveri, l’Azienda di Eligio Magri, che insieme a Luciana la moglie, fanno del vino una passione, e dell’apprendimento una regola. Anche nella loro azienda la qualità viene sempre sottolineata dall’eleganza dei prodotti, e durante le degustazioni in cantina, vi renderete conto di come questi vini rientrano sicuramente in una categoria superiore.
Senza nulla togliere poi ai Franciacorta. Effettivamente sento di giocare un po’ in casa, e mi piace citare le cantine degli Uberti, o di Barone Pizzini, con già una storia alle spalle. Senza dimenticare, Barboglio De Gaioncelli, o ancora Le Cantorie, con Elisabetta Bontempi che occupa tutte le ore del giorno per ottenere qualità in vigna e poi in cantina, come da sottolineare il lavoro di Massimiliano Gatti nella sua Azienda La Fioca, piccole realtà che la dicono lunga sui risultati ottenuti, puntando sempre sul lavoro in vigna per ottenere il massimo da quelle uve,

oltre naturalmente all’esperienza, necessaria per continuare sulla strada dell'alta qualità, perché è proprio questo che unisce le cantine che ho citato, la qualità, in vigna ed in cantina, ed il sommelier oltre a raccontare la rava e la fava deve assolutamente farsi portavoce di quanto le Aziende vitivinicole fanno per raggiungerla, e fare del rapporta qualità prezzo, un emblema di cui fregiarsi .

Renato Rovetta

15.07.2010 | Home | Archivio