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I vini di Villadoria. Prima parte: i bianchi

VISITA ALLA TENUTA CAPPALLOTTO IN SERRALUNGA D’ALBA.

E' giovedì 22 novembre, un mattino piovigginoso e nebbioso,mentre mi dirigo in auto verso Serralunga d'Alba, dove ha sede la cantina Villardoria. Guardando il paesaggio autunnale resto rapito, come sempre, dal vedere questo paesaggio langarolo, appena le viti si intravedono tra la nebbia e poi d'un tratto resto colpito da un'elegante costruzione settecentesca dell'antico cascinale; cerco d'individuare un cartello segnaletico e capisco che quello è l'agriturismo della tenuta Cappallotto. Pochi minuti e mi trovo in compagnia dell’amico Remo Pàntano in una bella sala di degustazione accolti dalla figura austera di Frau Manuela Coppi-Kahn, onnipresente pilastro della vitivinicola Villardoria.
Pochi minuti di acclimatamento e vengo sommerso letteralmente dall'entusiasmo della signora Coppi (a me ciclista è più caro questo cognome) che mi descrive nei dettagli l'azienda e poi via, ci si tuffa nel bicchiere.
Il primo vino che incontro è un GAVI D.O.C.G. 2006 di un colore giallo paglierino con nuance verdoline che denotano la scelta aziendale del solo acciaio e bottiglia, per mantenere la delicatezza dei profumi di fiori freschi di acacia, la pesca e note agrumate di sottofondo, un finale di nocciola; in bocca si presenta fresco e sapido, ideale con gli appetizer e piatti magri di pesce.

….via verso il GAVI di GAVI d.o.c.g 2006: è il cru dell'azienda per i bianchi, alla vista si presenta giallo paglierino con riflessi verdolini e sfoggia un naso assai gradevole di pesca, albicocca e fiori bianchi ed un tocco di erbe aromatiche, in bocca possiede una lunghezza che raramente ho riscontrato nella tipologia, personalmente lo assocerei ad un bel piatto di cappon magro.

Ormai siamo immersi nei bianchi ed allora ecco arrivare il ROERO ARNEIS d.o.c.g.2006, subito mi colpisce l'accattivante etichetta, il suo colore è il giallo paglierino classico, ma all'olfazione ci si imbatte in un bosco di acacie e nei pressi un prato, dove è appena stata tagliata l'erba e sul finale la tipica nocciola inconfondibile. Nella mia “perversione” culinaria lo immagino con una bella bruschetta al pomodoro, oppure accostato ad un bel salame di gallina bionda di Villanova d’Asti; di questo vino ho apprezzato la complessa semplicità e soprattutto il consiglio del produttore di berlo giovane, un atto di grande correttezza nei confronti di noi consumatori.

Mentre a malincuore vuoto il contenuto del bicchiere nel degustibus, l'occhio viene attratto dalle bottiglie di Scoglio, che nulla hanno a vedere con la triglia, ma in abbinamento questo vino bianco frizzante proveniente da uve aromatiche non è mica male. Questo vino possiede un naso intrigante perché all'olfazione ci si domanda:"oilà mi si offre del moscato con l'aperitivo?", la sua vivacità ne esalta la freschezza ed in bocca esplodono la salvia, il muschio, la mentuccia, che lasciano la bocca definita e pulita con i suoi sentori varietali. Vino versatile che si addice a foglie di salvia fritte, olive all'ascolana, salame cotto e baccalà mantecato. E il viaggio nei profumi prosegue con il suo fratello gemello Scoglio bianco fermo 2006 di colore giallo paglierino scarico, al naso ed in bocca risultano meno intense le note varietali ed in bocca nel finale è accentuato il gusto del mallo della pesca, dovuto, a mio avviso, alla mancanza di effervescenza che ne diminuisce la freschezza, mi ricorda molto il melone de bourgogne e lo vedo bene con frutti di mare e preparazioni di pesci poco salsate.

Altro bicchiere, altro regalo e nel frattempo arrivano il dottor Daniele Lanzavecchia, proprietario dell'azienda e la figlia Paola che è Enologo. Scopro così che ciò che ho nel bicchiere è il suo vino preferito, la sua scommessa: un bianco da “invecchiaramento”, un vino bianco che nelle aspettative è veramente longevo, direi molto longevo. il nome “MANOLO 2005” un nebbiolo vinificato in bianco, premetto che mi sembra ingeneroso assaggiarlo ora, perché è un infante e come tutti i fuoriclasse uscirà sicuramente alla distanza. Al colore è di fieno essiccato e nel bicchiere scivola grassamente, gli archetti sono quasi untuosi,il naso risulta un po’ alcolico, ma quando si apre ricorda la selce ed il miele di castagno, frutta gialla matura, miosotis essicati e camomilla. In bocca è ricco e morbido. Sentori minerali a garanzie di un grande futuro, personalmente lo custodirei in cantina ancora per almeno un altro anno, ma nel frattempo nulla vieta di assaggiarlo insieme una bella fetta di prosciutto di Sauris e… alla salute!

Nella seconda parte assaggeremo i rossi ...

di Giorgio Perini - sommelier - Torino

 

16.01.2008 | Home | Archivio